Orizzonti: la teoria polivagale di Porges

Nel 2011, lo studioso Stephen Porges ha pubblicato gli esiti di una sua lunga ricerca sui fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione. La sua teoria è denominata “polivagale”, laddove il nervo vago è visto come il pilastro del funzionamento del sistema nervoso autonomo, che influenza la nostra emotività e anche le nostre abilità sociali e mentali.

Quando usiamo, in particolare, il  ramo ventrale del nervo vago, secondo Porges, stiamo usando il nostro sistema innato di mutua e reciproca regolazione sociale.

Il nervo vago ventrale organizza le percezioni che avvengono all’interno dell’orecchio medio, che filtra i rumori di fondo e ci rende più facile sintonizzarci sul timbro della voce umana. Innerva, altresì, i muscoli facciali e, quindi, la capacità di rendere il volto espressivo per comunicare emozioni, atteggiamenti, intenzioni. Esso dà un’impronta al tono vocale, aiutando gli esseri umani a produrre suoni che consentono di orientarci gli uni verso gli altri. E’ sempre attraverso l’attivazione di questa porta fondamentale, poi, che ci siamo in grado di coinvolgerci gli uni agli altri in modo affettuoso e giocoso.

Può il nervo vago disattivarsi in noi? Secondo la teoria di Porges, la risposta è sì: quando abbiamo la sensazione di essere intrappolati da una situazione o un rapporto impossibile, esso si disattiva per farci soffrire meno. Per intrattenerci in gioiosi rapporti reciproci, infatti, abbiamo bisogno di avvertire un senso di sicurezza. Quando non ci sentiamo al sicuro, il sistema nervoso autonomo organizza una risposta di attacco o fuga, per affrontare il pericolo. Se, infine, siamo stressati e intrappolati, il sistema vagale si inattiva.

  • Possiamo usare questa conoscenza per la pratica mindfulness?

Quando gli istruttori ci incoraggiano a stare attenti a ciò che sentiamo nel corpo, essi stanno incoraggiando il funzionamento ventrale vagale. La sensazione che si attiva nel nostro corpo è una calma gioiosa. Il nostro riposo ci riempie.

Se osserviamo che ci sono sensazioni corporee di paura, possiamo vedere che passano e accorgerci che nel presente siamo in realtà al sicuro; ciò sostiene la calma e attiva le nostre capacità di essere reciproci e in connessione con la sfera sociale.

  • La mindfulness, dunque, è una via per attivare il sistema vagale ventrale: praticare in gruppo enfatizza l’elemento interpersonale e crea le condizioni per esperienze emotive correttive

Porges stesso si esprime sulla mindfulness raccomandando che gli esercizi di meditazione di consapevolezza vengano realizzati in un ambiente sicuro. La respirazione e l’attenzione sono influenzate dai suoni di sottofondo, che ci fanno reagire con un’eccessiva vigilanza.

Secondo Porges l’entrata in funzione dei sistemi difensivi associati con l’attivazione del sistema nervoso simpatico è incompatibile con la presenza mentale. Realizzare uno stato di consapevolezza richiede una modalità di relazione con se stessi e il mondo che è non giudicante. Tuttavia, negli stati di allarme e difesa la valutazione è fondamentale per la sopravvivenza. L’atto stesso della valutazione dice che siamo in un ambiente in qualche modo insicuro, perciò abbiamo bisogno di sacrificare i comportamenti di ascolto di sè e degli altri, perchè dobbiamo essere pronti per la reazione di attacco-fuga.

Disattivare l’atteggiamento difensivo fornendo un luogo relazionale e di pratica sicuro, dunque, potrebbe essere uno degli obiettivi dei trattamenti basati sulla mindfulness. Liberare l’ambiente in cui vivevamo dai “trigger” che innescano reazioni di difesa e costruirne uno nel rispetto delle caratteristiche che attivano la sicurezza, ci porterebbe verso una vita più sana e di qualità superiore: in casa, al lavoro, nella città.

One comment

  1. Interessante. Forse è arrivato il momento per i neurofisiologi, gli psicoanalisti e gli psicoterapeuti, i medici…tutti noi di ripensare le teorie di W. Reich, di liberarle dal silenzio a cui sono state condannate

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