La tecnica di consapevolezza e gratitudine più studiata a livello internazionale prende il nome di Counting the blessings (letteralmente “contare le benedizioni”): uno dei meme che riscuote più successo sul web è “Conta le tue benedizioni e sarai benedetto”! Suppongo che significhi che se apprezziamo ciò che abbiamo la vita ci donerà molto altro di cui essere felici. Non per magia, ovviamente, ma per il cambiamento di atteggiamento che essere chiari nel valutare il bene e ringraziare per esso genera.
In senso psicologico la parola “benedizione” ha diversi significati. Essa è anzitutto qualcosa o qualcuno che ti porta felicità, ti piace, ti dà energia o ti aiuta. Possiamo considerare questa cosa (o persona) come un dono della vita, dalle cose più semplici alle più grandi. Un secondo significato di “benedizione” è approvazione, come quando si dice “la tal cosa ha la benedizione della persona x”, che dà il permesso di fare qualcosa. Come quando ci si vuole sposare e si cerca l’approvazione di amici e familiari del partner!
Contare le benedizioni è una specie di allenamento mentale ad apprezzare le cose buone e non relegarle in angoli bui della psiche, sempre precedute dalle cose negative, sgradite, o preoccupanti. Soffermarci sulle negatività è un riflesso atavico, un errore sistematico che la mente fa, generando spirali di emotività difensiva, ovvero sentimenti come ira, paura, vergogna e colpa, che ci incastrano in giravolte capaci di farci pesantemente perdere di vista la realtà delle cose.
Nella vita ho ricevuto tutte queste benedizioni:
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– La mia storia che mi ha resa ciò che sono oggi
– Giorni bellissimi del passato: celebrazioni, momenti d’amore, giornate che hanno lasciato una traccia nella memoria
– Il corpo che mi ha permesso di stare qui a leggere- La cultura che ho ricevuto e mi permette di imparare altre cose
– I miei insegnati scolastici
– I miei insegnanti sportivi, artistici religiosi
– Gli amici di infanzia che mi hanno aiutato quando ero piccolo
– Gli amici che sono restati con me
– Le nuove conoscenze- Il cibo che mangio ogni giorno, che ha richiesto ore di lavoro per essere prodotto dal suolo, dal cielo, dalla pioggia, dall’opera umana
– La casa in cui vivo (o stanza, il letto in cui dormo, gli abiti che ho
addosso)
– La macchina, i mezzi che mi consentono di spostarmi
– Le fonti di informazione: media, social, giornali
– Le piccolissime cose che noto se scorro indietro il nastro della giornata, come il caffè, l’acqua per il bagno, la luce nella stanza, il buongiorno di una persona cara
– Le cose grandissime: essere vivi, qui e ora


