Quando apri una porta…

… semplicemente, aprila.

Anche se sembra una cosa ovvia, l’ottanta per cento delle volte che passiamo da un ambiente all’altro lo facciamo inconsapevolmente: presi da mille pensieri trascuriamo l’esperienza effettiva che stiamo avendo riguardo al momento presente.

Aprire porte è un gesto quotidiano, che compiamo decine di volte al giorno. Per questo può diventare un piccolo impegno di pratica di consapevolezza. Tocchiamo la maniglia apprezzando la qualità del tocco, sentiamo se è fresca, o tiepida, se si abbassa o ruota con facilità. Spendiamo il tempo di un respiro per connetterci a “ciò che c’è in questo momento”: quali sensazioni fisiche sto provando? quali sensazioni interiori?

Dopo esserci connessi con ciò che sentiamo, e avergli dato, se possibile, un nome, apriamo la porta e osserviamo l’ambiente in cui stiamo per entrare. Dove ci conduce questa porta? Mentre la oltrepassiamo, lasciamoci alle spalle l’esperienza appena fatta ed entriamo in un nuovo inizio. L’atto di “varcare una soglia” ha un profondo significato, rappresentando l’ingresso in un mondo nuovo, laddove la porta rappresenta sia una separazione che una comunicazione tra due luoghi, intesi non solo come spazi fisici delimitati, ma anche come passaggio tra due situazioni: il noto e l’ignoto. Utilizziamo ogni passaggio come un’occasione in cui ci ricordiamo di essere presenti e aperti all’esperienza presente e a quella che stiamo per fare.

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