In un intervista di Nursind Sanità Maria Beatrice Toro spiega che il fenomeno dell’isolamento sociale adolescenziale è in crescita, con molti giovani che si rifugiano nel mondo virtuale, distaccandosi progressivamente dal mondo reale.
Questo comportamento, simile agli “hikikomori” giapponesi, è alimentato dal cambiamento nelle interazioni sociali, accelerato dalla pandemia, e dall’uso della tecnologia come via di fuga dallo stress.
I segnali di disagio, come l’apatia e la difficoltà di socializzare, possono manifestarsi fin dall’infanzia. Il ritiro sociale è strettamente legato a problematiche psicologiche come ansia, vergogna e difficoltà relazionali.
Tuttavia, è importante ricordare che questo fenomeno riguarda una realtà globale, che richiede un intervento empatico e consapevole.
La mindfulness offre una risposta significativa, aiutando a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, migliorando la gestione delle emozioni e favorendo una connessione autentica con gli altri.
Per le famiglie, l’approccio migliore non è basato su premi e punizioni, ma su dialogo, presenza e il buon esempio. La mindfulness aiuta a coltivare un ambiente familiare sicuro, dove i giovani possono sentirsi supportati nel loro percorso di crescita emotiva.
