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Gratitudine – Una scelta che ci dà la carica ogni giorno

Dire grazie è un piccolo segreto di felicità, un filtro quasi magico di cui tutti possiamo scoprire gli ingredienti

 

 

“La gratitudine è sia un’emozione sia un atteggiamento, una scelta, un’attitudine. A volte la proviamo in maniera istintiva, ma possiamo anche decidere razionalmente di esercitarla, riportando alla mente le cose che abbiamo, e scegliendo di apprezzarle piuttosto che ignorarle.”

(Maria Beatrice Toro)

 

Il nostro cervello tende a selezionare dall’ambiente più i problemi che le risorse: si tratta di un bias cognitivo, cioè un errore sistematico che commettiamo naturalmente e che ha la funzione atavica di tutelarci. Per la nostra sopravvivenza, è molto più importante individuare le minacce piuttosto che godere di quel che ci va bene. Considerando i problemi, infatti, possiamo trovare soluzioni, e renderci attivi protagonisti per migliorare a nostra vita. Tuttavia non bisogna esagerare col disfattismo, perché vedere tutto nero abbassa il tono dell’umore e finisce per diventare controproducente in ogni ambito.

Maria Beatrice Toro afferma che:

“Esercitare la gratitudine permette di innescare un vero e proprio circolo virtuoso: innanzitutto mitigando emozioni e pensieri negativi. Se non cediamo alla tentazione di guardare sempre quello che ci manca, ma valorizziamo le risorse della nostra vita, saremo più propensi a stati emozionali positivi, terremo a bada i pensieri tossici e miglioreremo anche le relazioni interpersonali.

Infatti, saper essere grati denota un alto livello di intelligenza emotiva, e anche una forma importante di maturità: pensarsi onnipotenti, senza dover mai chiedere né dire grazie a nessuno è un atteggiamento infantile, che alla lunga ci isola. Cogliere onestamente quel che gli altri hanno fatto per noi, ci permette di vedere anche noi stessi come benefattori, persone degne di ricevere gratitudine. Si attiva insomma un meccanismo di valorizzazione reciproca, che fa bene a tutti.

Anche nutrire gratitudine verso noi stessi è molto importante: quando facciamo qualcosa di buono, dobbiamo riconoscerlo, non darlo per scontato o minimizzarlo.

La gratitudine ci apre all’idea di abbondanza: basta solo aprire gli occhi e guardare gli oggetti in una stanza per renderci conto che non ci manca nulla. Siamo circondati da cose preziose e utilissime, dagli occhiali ai fornelli, dal letto alle lampadine. E poi lo stato psicofisico: spesso non ci rendiamo neppure conto di stare bene. Se ci guardiamo indietro, poi, scopriremo che un’infinità di persone ci hanno donato qualcosa contribuendo a renderci ciò che siamo. Persino gente che non abbiamo conosciuto, come l’autore di un libro, di una canzone, di un film.

Siamo restii a dire grazie, e quasi quasi ci da fastidio perché l’idea di aver bisogno non ci piace. Non ci piace sentirci dipendenti. Allo stesso modo può essere difficile accettare un grazie. Se ce lo dicono, ci sentiamo quasi imbarazzati e ci schermiamo rispondendo “E di che”?, invece di accoglierlo con un sorriso.

Attenzione però: l’idea postmoderna che non ci serva nulla e che non dobbiamo niente a nessuno è solo un inganno. A tutti noi può essere capitato di vivere esperienze negative che ci hanno allontanati dalla gratitudine e quante volte abbiamo pensato: “Basta, non faccio più niente per nessuno, tanto la gente se ne approfitta e non mi torna indietro nulla”.

“Bisogna maturare la capacità di saper accogliere il dono imperfetto”, dice Maria Beatrice Toro, “così come il benefattore imperfetto, pensando che in quel momento la persona ci ha dato quel che poteva. E lo stesso vale per noi: diamo quello che abbiamo, con i nostri limiti”.

 

Visto che il Natale si avvicina cominciamo fin da subito a esercitare la nostra capacità di dire grazie: al mondo, agli altri, a noi stessi.

 

Bastano piccole buone pratiche quotidiane per sedimentare l’abitudine alla riconoscenza:

 

 

 

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