C’è un legame tra piena presenza e felicità? Tra consapevolezza e questo stato mentale così desiderato chiamato felicità? E’ sicuramente vero che diversi fattori esterni di tipo sociale, affettivo, economico o lavorativo possono influenzare il nostro stato d’animo ma è altrettanto vero che alcune persone tendono a essere più felici di altre come se l’attitudine a tale stato mentale possa essere inteso come un fattore di personalità. Ci si può chiedere allora se una cosiddetta mente errante sia una mente più infelice di una mente che sa essere pienamente presente.
Nei sogni ad occhi aperti e nel mondo onirico notturno spesso lo scenario immaginato e sognato non è piacevole e e gli stati d’animo in queste esperienze immaginative spaziano spesso nella gamma del polo negativo. Anche le storie di finzione della narrativa come del cinema che riscuotono più successo corrispondono a esperienze infelici, spaventose, o drammatiche: pensiamo ai generi horror, thriller o drammatico. Come mai scegliamo di intrattenerci con storie spaventose o che ci fanno soffrire e piangere? E come mai lo facevano già gli antichi greci e romani mettendo in scena le tragedie? Il motivo – ci suggerisce la Prof.ssa Maria Beatrice Toro nel suo libro Crescere con la Mindfulness – risiede nel fatto che impariamo di più dalle esperienze negative, dalla sofferenze piuttosto che dalla gioia e questo dà un senso all’esperienza dolorosa che deve essere attraversata con comprensione profonda. Ma perché dobbiamo spendere il tempo a pensare e immaginare cose spiacevoli anche quando non ci stanno accadendo? Forse ci prepariamo al possibile reale usando scenari virtuali…
La felicità però ha di bello che non si può possedere, organizzare, programmare e ottenere. La felicità si può accogliere, sentirne il sapore, gustarla, e viverla pienamente ponendosi verso la vita in un modo accogliente, coltivando la pace nel cuore e nella mente, uscendo soprattutto dal loop del programmare e del fare per camminare sul sentiero dell’essere, del momento presente, della gratitudine e dell’amare.
