di Maria Beatrice Toro
La nostra giornata è fatta di obblighi, urgenze, pressioni esterne, semplici seccature e contrarietà varie che non ci permettono di “fare le cose che desideriamo”. Certamente vive in noi, in maniera confusa, un desiderio di pace. Immaginando di riuscire a cambiare le condizioni esterne, insomma rendendo perfetta la nostra giornata, saremmo finalmente in pace? La risposta è… Sì e no.
LA NOSTRA GUERRA
Quando viviamo condizioni che non desideriamo il nostro pensare e il nostro impegno sono diretti a correggere il mondo perchè si conformi a ciò che desideriamo: cerchiamo di adattare l’esterno all’interno.
Se, d’altronde, viviamo una condizione più gratificante, questa ci dà una temporanea soddisfazione, almeno finchè la mente incomincia le sue valutazioni corrosive.
E’ sufficiente una qualche familiarità con l’esperienza della meditazione per osservare che i mutamenti emozionali sono come quelli meteorologici: non cessano mai, anche nei momenti migliori.
Ognuno di questi mutamenti è accompagnato dalla presenza di giudizi che vi sorgono assieme e che posseggono la forza coercitiva per toglierci alla svelta la pace guadagnata.
CAPIRE GLI ALTRI
La pratica della consapevolezza può aiutarci a rendercene conto e a non coltivare un tale stato mentale, disponendoci ad accogliere, notare, osservare, rispettare.
Ajahn Chah insegnò che meditando impariamo a osservare quanti ospiti ci siano nella nostra mente, non tutti gradevoli. Possiamo allargare questa consapevolezza anche nella mente degli altri.
FACCIAMOCI ALLORA 3 DOMANDE
1 – Quanto sono veramente in grado di accogliere i miei stati d’animo negativi?
2 – Sono in grado di rispettare gli stati d’animo negativi degli altri?
3 – Sono realmente determinato nell’impegno verso la pacificazione?
Proprio come noi, anche gli altri a volte sono offuscati dal risentimento e, proprio come noi, anche loro hanno cara la propria vita e può capitare che si difendano da noi anche quando non ce ne sarebbe motivo. Capirlo è il più sano presupposto per coltivare la pace, agire eticamente e comportarci come esseri umani responsabili.
RISENTIMENTO CRONICO
L’atteggiamento mentale risentito, spaventato e competitivo innesca erosioni di spettro ben maggiore, sia della pace individuale che della possibilità di essere in pace insieme.
Quando l’altro viene visto soprattutto sotto la lente di “ciò che ci può togliere”, la pace muore dentro e fuori di noi.
A livello sociale, abbiamo sotto gli occhi il diffondersi di una modalità relazionale violenta, che pervade molti tipi di interazioni. Tutti siamo potenzialmente contagiati dalla fobia dell’altro.
PRATICA – Per una vera pace
Vediamo cosa possiamo fare, nel nostro piccolo mondo,
per generare una pace interpersonale empatica, calda, gioiosa e persino divertente
SILENZIO BUONO E CATTIVO
Cerchiamo di trovare le chiavi di quel tipo di pace che si nutre di un “silenzio buono”
Scegliamo di fare 3 atti di silenzio buono:
1 – Osserviamo e lasciamo andare i pensieri di risentimento
2- Nel dialogo, evitiamo di sovrapporci e ascoltiamo attivamente
3- Asteniamoci dalla maldicenza
PACE TOSSICA
La pace tossica deriva dalla sottomissione forzata. Pensiamo a quante volte ingoiamo, e chiediamo di ingoiare,
bocconi amari in nome del quieto vivere
Chiediamoci:
1- C’è qualcuno con cui oggi siamo in guerra fredda?
2- Ci sono palesi ingiustizie nella nostra famiglia o sul lavoro?
3- Siamo coinvolti o indifferenti alle paci ingiuste?
Acquisire una sensibilità interiore verso questi momenti di silenzio e relazione ci aiuterà ad essere maggiormente assertivi, senza aspettare di arrivare all’esasperazione, alla reazione impulsiva, alla rottura violenta.
Possiamo recuperare la nostra integrità morale e fare un passo ormai indifferibile verso la pace attorno a noi
