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Pensare di meno, percepire di più

Ogni qual volta si scelga di portare attenzione alle sensazioni, si sta facendo un enorme regalo al nostro stato di salute. Più sensazioni e meno pensieri, infatti, è una sorta di veloce rimedio anti stress. La consapevolezza della percezione conduce al momento presente e crea un certo spazio tutto attorno ad esso. Inquietudine e noia possono sorgere in un primo momento, ma, respirando e aumentando il senso dello “spazio interno” la noia comincerà ad andare sullo sfondo,  diminuendo di intensità e significato. Il flusso di coscienza è sempre con noi, naturalmente, ma si può evitare di seguire i singoli pensieri e lasciarli andar via, dicendo a se stessi: “non ora”, “ora non c’è nulla a cui pensare”. Il regno della consapevolezza è più vasto di quanto il pensiero possa cogliere e le parole descrivere.

Ogni pensiero, tuttavia, ha un potenziale seduttivo ed alcuni pretendono di essere davvero importanti. Il  pensiero attira a sé l’attenzione cercando di trascinarla via dalla neutra osservazione del presente. La noia significa che la mente è affamata di stimoli, vuole più carburante e la sua fame compulsiva, se la lasciamo prosperare,  non è mai del tutto soddisfatta.

E’ così che la mente funziona: anticipa problemi, recupera ricordi, esprime valutazioni  e cerca stimoli. Tutto viene concettualizzato, laddove pensieri e parole sono il cemento, il mastice, la trama dell’identità. I concetti si concatenano e cercano coerenza, riformulando continuamente il nostro senso di sé. È così che il sè narrativo viene all’esistenza.

Scegliamo di non far nulla, e osserviamo le sensazioni. Decidiamo di annoiarci, di rimanere inquieti, poi guardiamo delicatamente ciò che sembra essere annoiato e inquieto. Svegliamoci alla noia, senza giudicare. E scegliamo, anche di lasciar scorrere il flusso di coscienza, senza credere a tutto quello che passa di là:  il pensatore non è tutto ciò che siamo.

Proviamo a “essere più grandi del pensiero” e svegliamoci, cogliendo i pensieri per quello che sono. Oggetti mentali, punti di vista, prospettive possibili.  Ma la consapevolezza è un insieme intero,  dove nulla esiste in sé e in sé. Stare nel presente ci conduce verso questa realizzazione.

Come insegna Corrado Pensa:

La parola sanscrita per “consapevolezza”, ovvero “Sati”,  significa sia “memoria”, “ricordarsi”, che “attenzione”, “presenza nel presente”: nel momento in cui ricordiamo improvvisamente qualcosa che avevamo dimenticato, c’è come un risveglio. L’attenzione è un continuo ricordarsi del presente, un continuo svegliarsi al presente. Dalla medesima radice viene anche la parola vuol dire amore.

Tre significati, accomunati da una valenza di risveglio: il risveglio del ricordarsi, la consapevolezza come risveglio profondo, il risveglio dell’amore.

 

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